Venezia nel Settecento, una città cosmopolita e il suo mito alla Fondazione Accorsi-Ometto

Michele Marieschi (Venezia, 1710-1743), Veduta di Piazza San Marco all’angolo delle Procuratiae Vecchie, circa 1738 Olio su tela, cm 54,5x83,8 Collezione privata. Courtesy Matteo Salamon, Milano

Michele Marieschi (Venezia, 1710-1743), Veduta di Piazza San Marco all’angolo delle Procuratiae Vecchie, circa 1738
Olio su tela, cm 54,5×83,8
Collezione privata. Courtesy Matteo Salamon, Milano

La Fondazione Accorsi-Ometto di Torino rende omaggio con “Venezia nel Settecento, una città cosmopolita e il suo mito”, dal 20 aprile al 3 settembre 2023, alla meravigliosa stagione settecentesca di Venezia con una mostra, curata da Laura Facchin, Massimiliano Ferrario e Luca Mana, che racconta la vita della città lagunare nell’ultimo periodo della sua fulgida storia, delineandone la società e mostrandone gli aspetti più affascinanti e curiosi.

La mostra riprende, a quasi un secolo di distanza, il tema dalla prima esposizione dedicata al Settecento veneziano, intitolata Il Settecento Italiano e allestita a Venezia nel 1929 cui lo stesso Pietro Accorsi diede un rilevante contributo.

La produzione artistica veneziana del XVIII secolo è infatti una delle più ricche, variegate e qualificate del panorama europeo. Ai margini della politica internazionale e della grande economia, la città punta sull’aura del suo plurisecolare primato nelle arti visive e musicali e su un’efficace strategia di immagine che ne fanno una delle mete più ambite e predilette del Grand Tour internazionale. La Serenissima diventa un punto di riferimento per l’Europa intera, in grado di attrarre non solo nobili aristocratici in cerca di svago, ma anche avventurieri, fuoriusciti politici e personaggi del mondo dello spettacolo bramosi di notorietà.

Il suo nome diventa quasi un brand ed è associato al concetto di “prodotto di lusso”, tanto nei campi della pittura e della scultura quanto in quelli delle arti decorative: l’ebanisteria, i tessuti, i merletti di Burano e i vetri di Murano sono contraddistinti dall’alta qualità delle materie prime e dalla finezza della lavorazione. Buona parte della sua produzione artistica, soprattutto la pittura, è destinata all’esportazione. Non deve, quindi, stupire la quasi totale assenza, in Venezia, di quadri che rappresentino i monumenti e i luoghi più significativi della città. Questi dipinti sono, infatti, indirizzati agli acquisti dei viaggiatori stranieri e alcuni pittori, quali Canaletto e il nipote Bellotto, trascorrono molti anni di attività all’estero.

Non solo i fasti della pittura veneziana inondano l’Europa, altrettanto brillanti sono gli esiti della musica e del teatro. La Venezia del Settecento conta ben diciassette teatri, oltre a sale da concerto, locali pubblici e privati detti “ridotti”, ove si esibisce l’orchestra tutta femminile diretta da Antonio Vivaldi, uno dei più fertili e originali compositori del Settecento.

La millenaria storia della Serenissima Repubblica di San Marco si conclude nel 1797,con gli accordi di Campoformio: Napoleone cede la città e buona parte della terraferma all’Austria, segnandone la fine.

Prima di giungere alla conclusione Venezia però si propone sulla scena internazionale in una stagione di favolosa bellezza che la mostra svela, attraverso una selezione di opere per lo più inedite, appartenenti a collezioni private e pubbliche.



La mostra, suddivisa in nove aree tematiche, si sviluppa negli spazi espositivi del Museo Accorsi-Ometto e lungo le sale dedicate alla collezione permanente.

La città nel Settecento: simboli e allegorie
Il Leone, simbolo dell’Evangelista Marco, patrono della Serenissima, emblema della città che ne celebra la potenza e la storia millenaria. Riprodotto per secoli in numerosissimi luoghi, ma anche sugli oggetti, come nel caso della preziosa legatura in argento esposta in mostra o del gruppo in porcellana della rinomata manifattura Cozzi.

Arte a Venezia: i grandi maestri
Tele a soggetto mitologico e sacro, contraddistinte da quella lievità di tavolozza e da quella grazia del segno tipiche della pittura veneziana, evoca la lunga e fortunata stagione che, dalla fine del Seicento, vide numerosi artisti di origine veneziana, come Giambattista Tiepolo, impegnati nella “grande decorazione” ad affresco di luoghi di culto e, soprattutto, di residenze principesche in tutta Europa. La fama internazionale dei maestri veneziani “itineranti”, oltre che alla pittura “di storia”, è legata anche alla ritrattistica, in particolare di piccolo medio formato, eseguita a pastello, di cui fu ambasciatrice, tra le più celebri artiste donne del secolo, Rosalba Carriera.

La città nel Settecento: la visione degli artisti e dei viaggiatori
L’immagine di Venezia che i turisti del Grand Tour diffusero, attraverso acquisti e commissioni, in tutta Europa nel corso del XVIII secolo e che godette di cospicui rimandi nella letteratura e nelle gazzette dell’epoca, viene restituita attraverso una serie di vedute che rappresentano i suoi edifici più noti, dalla basilica di San Marco al Palazzo Ducale, dal ponte di Rialto alla chiesa di Santa Maria della Salute, e furono realizzate sia dai grandi nomi della tradizione veneziana, da Luca Carlevarjis a Canaletto a Michele Marieschi, sia dagli artisti europei che soggiornarono nella Serenissima.

Arte di vivere e società nel secolo dei lumi: i grandi eventi del calendario annuale
Nel calendario dei viaggiatori del XVIII secolo, Venezia doveva essere vista in diversi momenti dell’anno: dal celeberrimo Carnevale, in febbraio, denso di feste e spettacoli, all’altrettanto emozionante e sontuosa festa della Sensa (Ascensione), con il rito dello Sposalizio del Mare, che aveva luogo il giovedì dopo la quinta domenica di Pasqua, senza dimenticare le celebrazioni per la festa del patrono San Marco. Momenti cardine della socialità cittadina furono spesso illustrati in dipinti, come quelli qui esposti, ricchi di minuziosi dettagli che restituiscono la varietà degli apparati e la ricchezza dell’abbigliamento esibito. All’opposto, le vedute di interni, rese paradigmatiche dai Longhi, riflettono una sensibilità tipica del pieno Settecento che ricerca una dimensione più intima e privata dell’abitare.

Antonio Vivaldi e la grannde tradizione musicale veneziana
Gli itinerari sulla laguna prevedevano, spesso, la partecipazione ad intrattenimenti musicali: dalle esecuzioni, tipiche della tradizione veneziana, che si svolgevano presso gli istituti assistenziali dove giovani orfane si esibivano in spettacoli canori graditi all’aristocrazia e ai numerosi viaggiatori, alle “accademie” musicali organizzate nelle dimore del patriziato veneziano, tutte erano raffigurate ripetutamente nelle scene di genere dei Longhi. Figura simbolo del “secolo d’oro” della musica a Venezia è, naturalmente, Antonio Vivaldi di cui la mostra non manca di fornire testimonianza.

Arredare gli spazi: mobili e oggetti d’arte a Venezia nel Settecento
Alle vedute di interni, si abbina una serie di elementi d’arredo che testimoniano l’eccellenza dei minusieri veneziani, in particolare nel settore del mobile laccato. Questo trova le proprie radici nell’amore tutto settecentesco per la chinoiserie, mentre la perizia tecnica si esprime sia nella sinuosità delle forme che nella qualità dei decori floreali policromi su tonalità chiara, dai gialli agli azzurri. All’apparente “semplicità” di questi arredi si accostano preziose suppellettili, tra le quali spiccano, per qualità, i lavori degli argentieri lagunari.

La tavola
Una tavola imbandita con le porcellane di una delle più antiche manifatture veneziane, fondata nel 1765, testimonia il primato della Serenissima anche in questo importante settore delle arti applicate. Infatti, Venezia fu l’unica realtà europea, insieme alla Sassonia, a vantare manifatture famose per le pregiate paste dure, per le quali era impiegata, materia prima locale, ovvero il caolino del Tretto. Geminiano Cozzi, di origini modenesi, ma naturalizzatosi veneziano, oltre che brillante imprenditore, capace di promuovere con svariati mezzi la produzione delle sue manifatture a livello internazionale, fu una personalità dai molteplici interessi, in ambito scientifico, occupandosi anche di ricerche nel settore botanico e agricolo, dalla coltivazione degli agrumi al tabacco.

Venezia ebraica
La presenza della comunità ebraica a Venezia, che risale al X secolo, raggiunse il suo culmine nel corso del Seicento. In età barocca e nel primo rococò anche nelle residenze del ghetto si potevano trovare importanti testimonianze di quelle “arti del lusso” che caratterizzarono l’immagine internazionale della Serenissima e che sono rappresentate in mostra da una serie di preziosi argenti.

Giorgio de Chirico (Volo, Grecia, 1888 - Roma 1978), Venezia, un canale, 1954-1966 Olio su cartone applicato su tela, cm 60 x 70 Collezione privata

Giorgio de Chirico (Volo, Grecia, 1888 – Roma 1978), Venezia, un canale, 1954-1966
Olio su cartone applicato su tela, cm 60 x 70
Collezione privata

La nostalgia di un tempo fuggito: Venezia dalla fine del Settecento alla contemporaneità
A seguito degli esiti della guerra di Candia, dopo la metà del XVII secolo, il patriziato veneziano cominciò a realizzare l’inevitabile declino politico e finanziario della Serenissima Repubblica di Venezia, che proseguì lungo tutto il XVIII secolo, mitigato, sul fronte economico, dall’indotto del Grand Tour e dal mantenuto prestigio internazionale in ambito culturale e artistico. Questo senso di una lenta, ma inarrestabile decadenza ben traspare nelle opere di alcuni artisti della seconda metà del Settecento, dalle disincantate interpretazioni della storia contemporanea di Giandomenico Tiepolo alle vedute di Venezia, rese con una pennellata franta e brumosa, dello zio, Francesco Guardi, preludio della fine della storia millenaria della Serenissima.

Il mito di Venezia, tuttavia, non verrà dimenticato e sarà perpetuato nel tempo da innumerevoli artisti: perfino da Giorgio de Chirico che, con uno stupefacente coup de théâtre, conclude la mostra.

Venezia nel Settecento, una città cosmopolita e il suo mito
dal 20 aprile al 3 ettembre 2023
Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto
Via Po 55 – Torino
www.fondazioneaccorsi-ometto.it


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